venerdì, 13 luglio 2007
la scena era fatta apposta per provocare il riso, anche se nn dubito che a qcn una lacrimuccia sia sfuggita (pare esistano davvero persone così sensibili...)
quando hanno fatto fuori michael caine, e lui fino alla fine non rinunciava alla battuta, al tentativo di risolvere tutto, alla speranza insomma (anche se la moglie l'aveva già fatta fuori), io ho riso. ma un piccolo brivido mi è corso per la schiena, e l'ho anche detto, ne ho pronunciato proprio le sillabe, qlk minuto più tardi: 'Probabilmente anch'io morirei così, scassando fino all'ultimo minuto!'
in effetti, anche con una (o più) arma puntata contro, davanti a morte certa, perché mai rinunciare al piacere che ti può dare una battuta? meglio se idiota?
ieri mattina mi è venuta in mente una cosa, mentre guidavo: quel pazzo maniaco che raccoglieva le opere d'arte, la prima cosa che ha detto quando ha visto theo non è stata ciao, ma ha pensato a mettere le mani avanti: ' 'La Pietà' non m'è riuscito di salvarla!' è chiaro che in un mondo come quello, di pietà manco a parlarne!
il David l'ha slavato però, l'inno alla bellezza, credo, infatti uno degli spot che si vedono sui megaschermi stradali era di una crema antirughe per uomo, per rimanere giovane per sempre. capirai, in un mondo dove si invecchia solamente!
l'altra cosa agghiacciante è stata capire lo scopo dello spot QUIETUS: il kit del suicidio che viene nominato due (credo) volte nel film, solo alla fine si realizza cosa sia. quando Theo ha rimproverato il veccio per averlo comprato, io pensavo ancora fosse una specie di nuova droga, o magari la cosa responsabile dell'infertilità. biscotti magari. al cioccolato. anche se la confezione suggeriva acqua. sì, lo so, c'era il bicchiere in dotazione.
in conclusione, il film non è che mi sia piaciuto un granché, ma queste cose le ho trovate forti. non forti nel senso di cool, ma nel senso di striking, nel senso che sono cose che colpiscono. dettagli.
anche se sono un po' stufa di vedere scenari iperrealistici (con quante r?) che peggiorano un attimo (non di più) la situazione attuale e poi arrivano subito all'estinzione della specie, o al climax, dipende dai punti di vista.
che poi, io mi impressionavo di BRAVE NEW WORLD, dicevo 'ci siamo! ci siamo! l'apocalisse è giunta!'. (è stato scritto quanto, 50 anni fa?). ma ora si esagera, nessuno ha idee nuove, tutti a piagnersi addosso e a fare spettacolo. che palle!
noia noia noia.
nessuno in gradi di farlo prende una posizione? nessuno che conti qcs?
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categoria:movies, importante, disperazione, caxxate, uita
sabato, 05 maggio 2007
insomma, il punto è questo: ero lì che lavavo i piatti e nel frattempo pensavo a come iniziare questo post, visto che ieri abbiamo guardato 'la terra', il film che è uscito l'anno scorso, e che vede rubini soggettista, sceneggiatore, coprotagonista.
stavo pensando al fatto che anche forrest sia rimasto sveglio a guardarlo, e che dopo la fine del primo tempo abbia detto, di sua spontanea volontà, che era davvero un bel film! stavo pensando al fatto che l'unica cosa che non mi ha convinta è stato il fazzoletto sulla testa di una delle coprotagoniste, ché il film è stato girato a qlk km da qui, ma il fazzoletto in testa ormai non lo portano più quasi neanche le 80enni. stavo pensando al motivo per cui ci siamo entusiasmati, cioè al fatto che sia riuscito a fare un film che si riappropria di un genere che qui in italia era stato un po' dimenticato, il thriller, ché ultimamente è stato stramaneggiato all'estero; e contemporaneamente gira un bellissimo spot (pubblicitario, specificazione su suggerimento del lato puntiglioso di forrest) sulla nostra terra, sul nostro mare limpido e le spiagge chiare, che lascia cadere lì sullo sfondo come se niente fosse, e che gran parte del resto della penisola se le sogna.
e stavo lì, insomma, a rimuginare su queste cose, e mi stavo scervellando sul titolo del post (vabbè, scervellando è una parola grossa), e pensavo a cose tipo: 'grazie sergio', o 'sergio mi hai ridato fiducia', o altro, che è passata quasi mezz'ora e non mi ricordo più, e pensavo di specificare che non si trattava di mio zio sergio, che è uno dei miei zii preferiti (capirai, son due! ). e a questo punto devo essere stata folgorata, tra un coperchio e una pentola, e ho pensato 'perché non proporgli di adottarmi? non proprio legalemente, artisticamente intendo, ché io ho sempre sognato un vero mentore?'
oddio, in realtà io un mentore ce l'ho già, ché il mio capo mi ha insegnato un sacco di robe, ma il sogno della mia vita non è mai stato fare l'assicuratrice.
mh, come manifesto programmatico e spot pubblicitario autopromozionale non è un granché, ma le scintille scattano nei modi e nei momenti più impensati.
allora, caro sergio rubini, mi adotti?
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categoria:movies, minxia
giovedì, 19 aprile 2007
ieri sera ho guardato 'the prestige', ma non mi è piaciuto un granché.
ci ho messo un po' per capire cosa stava succedendo all'inizio, ché era un po' incasinato, e poi alla fine mi annoiavo un po'. insomma, o sono diventata davvero brava a capire cosa c'è sotto, o sono stati proprio scarsi...
l'unica cosa che mi ha sorpreso è stata la sequenza finale di vasche vuote, io avrei usato sempre la stessa, ma suppongo fosse per dare a ogni se stesso una degna sepoltura (tzè!)
stasera guardo qcs altro
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categoria:movies
venerdì, 23 marzo 2007
Stasera ho visto un bel film.
'Vero come la finzione', si intitolava. Vabbè, sicuramente qcn ne ha già sentito parlare: uno che sente una voce narrante e capisce che quella gli sta raccontando tutta la sua vita, e va in panico quando sente parlare di prossimo decesso. Ovviamente alla fine non muore. Che alla prima si può interpretare come uno dei soliti filmoni ammericani dove i buoni sentimenti trionfano sempre, ma io l'ho capito in un altro modo.
La domanda è: quanto si può sacrificare all'arte? E quanto si può sacrificare alla vita? I soggetti e i protagonisti di queste due domande (e del film) sono Emma Thompson (sempre una grande!) e un insospettabile Will Ferrel (insospettabile come Eddie Murphy in 'Dreamgirls', per capirci). E alla fine Dustin Hoffman, il grande Dustin Hoffman, che fa?
Fa il prof di teoria della letteratura, e interagendo tra i due, altro non è che il vero deus ex machina.
Stupendo, più ci penso e più mi appassiona sta cosa.
La fine del film è abbastanza brutta di primo acchito: l'ho già detto, lui si salva, uno ci rimane male, che pure lui stesso si era convinto che della sua morte valeva la pena. Però lei torna alla vita vera, a interagire con persone vere, e lui rimane con la sua bella, che era alla fine il motivo per cui all'improvviso gli importava tanto di morire. Lo dicono pure, la fine non è un granché, l'altra era mejo, ma va bene lo stesso.
Dustin, il prof qcs, ha un cognome particolare che adesso non ricordo, prima ovviamente pensa che il protagonista sia pazzo, poi si convince con una frase, con un incipit, anzi: 'se solo avesse saputo'.
"Ho tenuto un seminario su 'se solo avesse saputo' ". Sembra il più freddo di tutti, che tratta la questione come un semplice problema di teoria della lettaratura, in cui bisogna individuare i generi, le azioni, i temi, non è mai coinvolto, finché non legge il testo, e allora non può fare altro che inchinarsi alla letteratura, alla sua forza e alla sua giustizia, per lui non c'è altra via, pare. Ha rinunciato a scontrarsi con i muri della vita, con l'isolamento a cui si è costretta l'autrice ("Ho tenuto un seminario su di lei, bellissime tragedie!")
Eppure, mica un uomo senza sentimenti può credere con così tanta forza e costanza alle parole, alla teoria della letteratura, che mai tanto come qui sembra essere teoria della vita.
E su tutto questo, dico che io i polpacci ignudi di Dustin Hoffman li riconoscerei tra mille!
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categoria:movies, caxxate, libbri, uita
mercoledì, 20 settembre 2006

Io non vorrei risultare di parte, ma devo dire sin dal principio, per evitare fraintendimenti, che io sono innamorata pazza di Johnny Depp da quando faceva '21 jumpstreet'. Chi se lo ricorda? Probabilmente soltanto io. Però mi ricordo benissimo che faceva il poliziotto infiltrato tra i ragazzini, e man mano che si andava avanti con le puntate diventava sempre più outsider, bello e maledetto, ma soprattutto bello. Eh, io me lo ricordo che quelli erano gli anni in cui aveva problemi personali, si drogava, beveva, distruggeva camere d'albergo e nasi. Un comportamento deplorevole. Ma era bello bello bello. A quanto pare c'è solo uno dei suoi film che non ho visto, 'Arizona dream', che manco sapevo esistesse, ma vedrò di supplire a tale mancanza.

A chi si chiede che diavolo abbia quest'uomo per piacere tanto alle donne, io rispondo con le parole di Marlon Brando: Marlon e Johnny hanno recitato insieme in 'Don Juan de Marco maestro de amor', e del giovane il vecchio del cinema disse che aveva una profondità espressiva introvabile in qualcun altro del nuovo cinema, gli occhi che parlano. Di chi altro si può dire la stessa cosa? Non mi viene in mente nessuno.

Ed ecco perché magari sbaglia i film ('La moglie dell'astronauta' è brutto, secondo me è stato un tentativo commerciale di mettere insieme due belloni e una trama di suspence), ma lui rimane sempre il protagonista incontrastato. La sua recitazione si adatta al ruolo, senza più sforzi ormai. Anche nell'orribile 'moglie dell'astronauta' lui non muove un muscolo del viso che non sia necessario, e non perché è inespressivo, ma perché è alieno e cattivo.

Sono andata a vedere 'I pirati dei caraibi' domenica, e ora sinceramente non so se dire che lo preferisco in quel film (o anche nella puntata precedente), o nei primi piani intensi che gli fcevano in 'Dead man'. Anche Forrest riconosce che ha più di qualche merito, sia artisticamente che fisicamente. Nonostante tutto mi prende in giro, perché quando vedo qualche sua foto, specie quelle grandi (avete visto Donna Moderna della settimana scorsa?) trattengo il fiato un decimo di secondo, e lui mi fa il verso. Ma che ci posso fare io se son vittima di questa passione da anni, e non trovo nessun motivo valido per cancellare cinicamente anche questa? Johnny mi ha accompagnato negli anni, ognuno di noi ha fatto la sua vita, è andato per la sua strada, ed è più o meno soddisfatto di quello che ha. (Vabbè, forse lui un po' di più.) lui è l'emblema del romantico a oltranza, che si innamora all'istane e per sempre della sua donna, che gli tira fuori tutto ciò che di buono portava nascosto nell'animo, l'eroe che lotta e che soffre, anche se non mi pare che si batta per nessun obiettivo mondiale o acquatico o forestale o politico. Mi pare.

Poi quando mi sono ritrovata a guardarla da sola quella foto mi sono resa conto che un po' il cuore ha sballato il battito, che ero emozionata, come un adolescente, anzi peggio, visto che era solo una foto, e che ci sto pure a scrivere sul blog.

Ma volete mettere quando scriverò di come mi sballa di brutto il cuore quando guardo Forrest negli occhi mentre facciamo l'amore, o quando ci diciamo le verità e sappiamo che sono verità anche senza dirlo, o quando a volte mi viene a prendere e io dopo 5 anni sorrido ancora come i primi mesi?

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categoria:movies, maledizioni, lammore
martedì, 13 giugno 2006

Mi piace la trasmissione della Daria Bignardi, LE INVASIONI BARBARICHE. Lo so che è finita, ma l'ho trovata proprio ben fatta. Anche il mio Quore rimaneva sveglio. A un certo punto ho sentito parlare del film 'Le invasioni barbariche', e mica potevo starmene lì senza saperne niente di più, così l'ho guardato, a pezzi, che io lavoro. Ho finito di guardarlo ieri.

Mi sono innamorata di Alessandro Baricco, come tutte penso, quando ha scritto Oceanomare. Credo fosse impossibile non cadere in quella trappola, per quasi tutte le donne. Ho continuato a seguirlo in tutti questi anni, e alla fine, come molte, sono rimasta delusa. Ma ho insistito nel seguire i parti della sua mente. Mi piace anche l'idea di mettere su una scuola di scrittura 'seria', che dà anche i suoi frutti, che da qlk parte ho trovato un articolo su un 'diplomato'(?) che ha pubblicato il suo primo romanzo di successo. Poi mi hanno mostrato (vabbè, mi hanno linkato) la rubrica che tiene su La Repubblica, che credo si intitoli proprio I BARBARI. E ovviamente, da brava discepola, mi son messa a leggere. Prima è stata una sensazione di quelle striscianti, poi ne ho preso coscienza: mi annoiavo, leggendo quelle frasi. Però, mi dicevo, mi insegnerà qcs. Finché non sono arrivata alla sesta puntata, o forse alla settima, e mi sò proprio scocciata! Ho trovato pure qlk errore di battitura ( e voi direte, ma che sarà mai! e io dico, no cazzo! stai scrivendo sulla Repubblica, usa sto cacchio di correttore automatico almeno!) e molta inconcludenza, oltre a una parvenza di fretta. Vabbè che è a puntate, una riflessione a puntate, ma a me sembra più un blog sponsorizzato. Dalla Repubblica.  Anzi, sembrava quasi che qcn avesse cercato di imitare il suo stile, magari scrivendo l'articolo al posto suo, che si sa che baricco c'ha gli impegni.

Ieri mentre guardavo il film, e il vecchio stava morendo, la storia arriva al climax, e il figlio si avvicina, il malato dice: 'Ecco il principe dei barbari', ed ecco spiegato il senso del film. Che tra l'altro è un bellissimo film. Ed ecco spiegato pure dove abbia preso Baricco le idee che sta stracondendo nelle pagine del suo blog sponsorizzato.

Ecco, ora ci sono rimasta davvero male. A parte i riferimenti a quel Walter Benjamin, che ora ne parlano tutti*, l'idea che Alessandro porta avanti è stata presa (copiata no, va!) da un film di tre anni fa, e vien fatta passare come un'illuminazione quasi personale. Sono delusa, Alessandro caro, delusa quasi quanto lo ero dopo aver letto senza sangue (che era proprio anemico). Però sono più scocciata: ma è proprio necessario darsi tanto da fare per una cosa che neanche ti appassiona?

cmq la teoria è questa: la società tende a cristallizzare i propri meccanismi, finché non arriva il nuovo (il famoso nuovo che avanza) e li scardina, o li sovverte (a seconda dei gusti). Poi, in seguito i barbari vedono i propri meccanismi cristallizzare a loro volta. E' la vita. O è la storia. (Mììì, pure io so usare lo stile Baricco!) E vedono arrivare all'orizzonte i nuovi barbari, e sempre così, per l'eternità. E pare che questa epoca in cui ci trasciniamo sia quella in cui l'ordine sta per essere sovvertito dai nuovi barbari. Nel film il figlio ricco e manager, nella testa di Alessandro, boh.

Ecco, vi ho fatto il riassunto, chiamatemi bignamina. Cmq questo è il link del primo articolo: http://www.repubblica.it/2006/05/rubriche/i-barbari/capitolo-uno/capitolo-uno.html. ma leggetevi solo il primo, basta e avanza.

Per i nuovi barbari, secondo me bisogna andare da un'altra parte, e cioé qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/freekarmafood/index.html.

E poi, come non notare che baricco ha dimenticato i barbari per eccellenza?

 http://www.freeuniverse.it/abatantuono/discorso_attila.wav

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categoria:movies, libbri
giovedì, 25 maggio 2006

Ieri ho visto questo film. sono partita con dei preconcetti, come al solito, ed era anche abbastanza scontato: ne ho sentito parlare solo dai media italiani (giacché è in italia che vivo), e si raccontava solo di come i marines facessero festini nel deserto mentre noi si sapeva che stessero facendo la guerra. ma non è così.

E' stato un film doloroso, fino a un certo punto. Non fino a un certo punto del film, ma fino a un certo punto del dolore, nel senso che arriva fino lì, e tu sai che nella scala del dolore ci sono ancora molte tacche da percorrere, ma in quell'occasione quello è il massimo; ciò non vuol dire che non faccia male.

Persone sradicate, questo mi sembravano, e io sinceramente non so come possano essere davvero i militari fra loro, io che essendo donna non ho il permesso di entrare nemmeno nel posto di lavoro della mia metà. Cmq mi sembravano persone sradicate, o senza radici, che stanno lì a cercare di capire da che parte tira il vento. Perché se è vero che l'addestramento è preciso e dettagliato, è anche vero che l'anima non si addestra, e non se ne possono prevedere le mosse.

Triste è stato questo film, quando ho visto il protagonista dar di stomaco nel trovarsi in mezzo a cadaveri carbonizzati, ed essere sfiorato dall'intuizione che forse non c'era proprio un senso o una necessità impellente in quella guerra, e che forse non tutti i morti erano colpevoli, persone che vengono arse vive mentre cercano di uscire dalle auto.

Sono sicuramente rimasta perplessa nel notare che la parte dell'idiota è stata assegnata a un attore, che io non ho mai visto, ma che assomiglia di nuovo a una mia vecchia conoscenza, e mi viene il sospetto che forse dovrei comnicare a studiarmi un po' di fisiognomica: che se tuti quelli che somigliano a joshua gli fanno fare il tonto, qualche cosa dovrà pur voler dire, no?

Il secondo dei titoli di coda diceva: BASED ON THA NOVEL BY ANTHONY SWOFFORD, e lì ho capito che oggi avrei studiato. Insomma, questo film è una storia vera e neppure tanto romanzata. Anzi pare che il libro sia ancora più rude. Ma si sa che a volte la rudezza può celare la bellezza, e cercherò di avere al più presto questo libro. In lingua originale, che dopo lo scempio che ho scoperto del 'Ritratto di Dorian Grey', ho paura di ciò che posso trovare.

Adesso, a distanza di più di dieci anni, quest'uomo vede chiaramente tutta l'insensatezza e addirittura l'oscenità della guerra. Anche se ci campa sopra. Ma meglio saperlo da lui che da uno che in realtà non c'è stato. Sono informazioni di prima mano, e sicuramente elaboratedal tempo e dalla riflessione personale, invece che da un giornalista alla ricerca dello scoop.

Dopo essere tornato dalla guerra dice di aver vissuto i primi anni con la sensazione di avere una pistola puntata alla testa, e nessuno che gli dicesse cosa doveva fare, o meglio 'prendi le tue cose e andiamo' (è una delle battute del film). Angosciante. E angosciante è stato vedere tutti quei soldati che si esaltavano guardando film sulla guerra, e che odiavano davvero i vietcong, per esempio, anche se nn ce n'era motivo. Lo trovavano eccitante, come quando unno guarda una donna seminuda prima di farci l'amore, ha detto in un'intervista. Ma io lo trovo angosciante.

Cmq deve essere davvero un bel libro da leggere. A un certo punto, in quell'intervista, ce n'è un estratto: after we each take a few bites, I throw the pear, and when it lands, sand attaches to the moist fruit, like the memory to the soft parts of the brain. Questo lo trovo bello, e in questo non c'è la guerra.

Mi ha dato anche un'altra risposta, quell'intervista: io mi chiedo sempre il perché delle cose e delle azioni della gente, non ci posso fare niente, è così, sono fatta così. Anche dopo questa risposta continuerò a farlo, perché per me una risposta non è mai decisiva. Parlando dei suoi studenti di primo anno, matricole senza esperienza, dice che devono accettare per prima cosa il fatto che, per quanto possano essere bravi, non troveranno mai le risposte a tutto, perché these things we call answers are temporary and totaally contingent. E vabbè.

postato da: padellara alle ore 16:55 | Permalink | commenti
categoria:movies