giovedì, 11 ottobre 2007

mi sono ammalata di nuovo.

è come un incantesimo, e mi piace essere soggetta a questa magia. aspetto con ansia di entrare in treno per leggere ancora 'memrie di una geisha', aspetto quei momenti la sera e la mattina prima di andare al lavoro, e poi il pomeriggio verso quest'ora, quando so che tra un'ora e mezza sarò di nuovo in giappone.

è incredibile comq alcuni libri affascinino la mia mente, ci vivo, mi ci ritrovo in vari momenti della giornata, così, senza motivo.

è bello! è bello!

postato da: padellara alle ore 15:33 | Permalink | commenti
categoria:libbri, capita, malatina, uita
giovedì, 26 luglio 2007

Infatti il titolo dell'ultimo capitolo è decisamente... illuminante! 'Il principio del mondo giunge spesso'. E se quello è stato l'inizio della storia, e le storie, si sa, sono spesso concentriche, non c'è miglior idea che farla finire come è iniziata. Che quello che succede in seguito poco importa, è una storia di emigrazione come tante. La parte ionteressante era questa.

E' commovente il nonno, felice prima di morire, per aver svelatoi suoi fantasmi, per aver accettato di essere stato un cattivo padre, per avere nonostante tutto un buon nipote, a cui chiede di seguire la propria strada. Questo è tipicamente americano, secondo me, ma andrà interpretato come una 'infezione' lasciata da jonathan?

Il nipote impara la lingua scrivendo, corrispondendo. L'unico modo, o uno dei pochi davvero produttivi. è quasi come conversare.

Non so se mi piace il commmento a ogni parte, la spiegazionie di ogni punto. Senza dubbio serve a sottolineare cose che magarui a un occhio poco allenato potrebbero sfuggire (e in realtà, io non so mica quanto il mio sia allenato), ma forse è troppo approfondita. Realistica, però.

Bello. Bella Lista, che non è Augustine, e che è Lista ancora per poco. Bella la Zingfarella, che disfa il suo incantesimo. Curioso Jonathan, un po' piatto, per frza di cose. Peccato che continui ad affibbiargli il viso di Elijah Wood.

Il film dev'essere da vedere.

Il tono a volte ricorda i momenti di poesia di Salman Rushdie: la poesia delle piccole cose, gli sguardi, i piccoli gesti, la carnalità anche, la paura. E' indubbiamente una prosa non del tutto occidentale. Eppure viene da un americano, da uno degli USA. Sarà da tenere d'occhio in futuro, suppongo. Senza dimenticare che, se tutta questa storia è vera, a volte è evidente che il sangue non è acqua, e che forse siamo tutti un po' ebrei.

postato da: padellara alle ore 09:49 | Permalink | commenti
categoria:libbri
venerdì, 13 luglio 2007
corrado augias è appena diventato uno dei miei miti.
no, non ho mai letto niente di piero angela, ma non escludo di farlo. solo che piero  è più facilmente raggiungibile on tv, mentre corrado ha tirato fuori st'inchiesta che subito mi ha solleticato i peli del naso. (sì, ultimamente ho un olfatto molto sviluppato, ma questo è un altro post)
alla fine di uno degli ultimi capitoli (ieri?) ho scritto (RIGOROSAMENTE a matita): 'che cosa ho capito dopo questo capitolo: qual'è stata la cultura assolutamente più imperialistica della storia dell'umanità? quella cristiana cattolica'.
non mi ha quasi dato risposte, questo libro inchiesta: e che ci posso fare, le fonti sono scarse e inattendibili per la maggior parte, tenendo presente che il mio standard di attendibilità è il 100%; ciò che rimane è facilmente interpretabile e manipolabile, come è stato ampiamente dimostrato.
però mi ha chiarito tante cose, particolari che avevo sempre sottovalutato.
e ora mi chiedo: un uomo che ne ha combinate tante, che ha pubblicato un documento segreto in cui ipmartiva ai suoi sottoposti le istruzioni per tenere a bada gli scandali (non sto facendo di tutta l'erba un fascio!), un uomo che concede dopo anni DI NUOVO il permesso di celebrare la messa in latino, un uomo che riconosce alle altre religioni contenuti morali simili a quelli della chiesa cattolica, che però è sempre la vera!!! (come i bambini parlano!), quest'uomo, quanto gli ci vuole a dire: sapete che c'è? d'ora in poi la messa si celebra coi calici di plastica, che tanto tutto questo oro e pietre sbriluccicanti sono solo scena inutile, e in realtà non servono a niente. magari così salviamo pure la vita a qcn di quei preti che vengono ammazzati quando qlk minchiacorta* decide di rubare in chiesa.
del resto, uno va a rubare dove cè da ribare. e se sa che tanto il derubato verrà risarcito, sai quanto gli dispiace?
ah, Gesù, chissà se te la ridi o te la piagni da lassù.
il Gesù più fantaastico che ho visto è stato Joan Lui. il mito è mito, che volete fa?

*anch'io sono vittima dei miei pregiudizi... mi odio per questo!
postato da: padellara alle ore 16:19 | Permalink | commenti
categoria:importante, libbri, uita
lunedì, 04 giugno 2007
sto leggendo 'l'uomo della sabbia e altri racconti', ma non è che mi appassioni più di tanto. mi ricorda un po' Gogol però. mah, aspetto di finire, che poi ci rifletto su.


che poi, andando avanti, alcuni racconti sono migliori di altri, come sempre.
per esempio, 'il consigliere Krespel' mi è piaciuto abbastanza, al contrario de 'l'uomo della sabbia' e 'le avventure della notte di san silvestro'. mi devo ancora leggere l'introduzione, poi. alla fine, come sempre.

quello che ho notato è che non usa descrivere minuziosamente i personaggi, né se ne sente la mancanza, tra l'altro. ogni tanto ci ficca una nota fisica caratterizzante, ma non sta lì a dire: alto tot, grasso, magro. in fondo non è importante, la cosa che conta è il carattere del personaggio, le sue azioni.
dovrei andare a farlo notare a quelli del forum letterario, solo che ne uscirebbe un'altra discussione piena di seghe mentali infinita e inconcludente, come al solito.
postato da: padellara alle ore 18:06 | Permalink | commenti
categoria:libbri
sabato, 14 aprile 2007

di quando ero piccola io non mi ricordo granché. che ciò sia dovuto, come è stato sospettato a lungo, al fatto che tanto c'era mia madre che regolava inflessibilmente tutta la mia vita e i miei pensieri, non è poi detto. in fondo sono di indole moooooolto pigra.

però alcune cose mi son rimaste in mente. sul mio sussidiario della scuola elementare c'era un brano che si intitolava così: è silly avere paura! narrava di una governante bilingue che cercava di non far piangere i bambini a cui doveva badare, perché non c'è bisogno di avere paura del buio, perché è silly avere paura.

il mio senso di giustizia mi spinge a ricordare che probabilmente questa tizia è stata puntia dalla storia, tipo che le è venuto un coccolone per chissà quale motivo, ma probabilmente così non è, il brano sarà finito con un punto e basta.

stamattina, mentre mi deforestavo le gambe e mi è venuta in mente questa cosa, un motivo c'era. ma ora non me lo ricordo. in ogni caso ho preso l'appunto qua, e poi aggiungerò.

postato da: padellara alle ore 13:50 | Permalink | commenti
categoria:caxxate, libbri, uita, labimbina
venerdì, 23 marzo 2007
Stasera ho visto un bel film.
'Vero come la finzione', si intitolava. Vabbè, sicuramente qcn ne ha già sentito parlare: uno che sente una voce narrante e capisce che quella gli sta raccontando tutta la sua vita, e va in panico quando sente parlare di prossimo decesso. Ovviamente alla fine non muore. Che alla prima si può interpretare come uno dei soliti filmoni ammericani dove i buoni sentimenti trionfano sempre, ma io l'ho capito in un altro modo.
La domanda è: quanto si può sacrificare all'arte? E quanto si può sacrificare alla vita? I soggetti e i protagonisti di queste due domande (e del film) sono Emma Thompson (sempre una grande!) e un insospettabile Will Ferrel (insospettabile come Eddie Murphy in 'Dreamgirls', per capirci). E alla fine Dustin Hoffman, il grande Dustin Hoffman, che fa?
Fa il prof di teoria della letteratura, e interagendo tra i due, altro non è che il vero deus ex machina.
Stupendo, più ci penso e più mi appassiona sta cosa.
La fine del film è abbastanza brutta di primo acchito: l'ho già detto, lui si salva, uno ci rimane male, che pure lui stesso si era convinto che della sua morte valeva la pena. Però lei torna alla vita vera, a interagire con persone vere, e lui rimane con la sua bella, che era alla fine il motivo per cui all'improvviso gli importava tanto di morire. Lo dicono pure, la fine non è un granché, l'altra era mejo, ma va bene lo stesso.
Dustin, il prof qcs, ha un cognome particolare che adesso non ricordo, prima ovviamente pensa che il protagonista sia pazzo, poi si convince con una frase, con un incipit, anzi: 'se solo avesse saputo'.
"Ho tenuto un seminario su 'se solo avesse saputo' ". Sembra il più freddo di tutti, che tratta la questione come un semplice problema di teoria della lettaratura, in cui bisogna individuare i generi, le azioni, i temi, non è mai coinvolto, finché non legge il testo, e allora non può fare altro che inchinarsi alla letteratura, alla sua forza e alla sua giustizia, per lui non c'è altra via, pare. Ha rinunciato a scontrarsi con i muri della vita, con l'isolamento a cui si è costretta l'autrice ("Ho tenuto un seminario su di lei, bellissime tragedie!")
Eppure, mica un uomo senza sentimenti può credere con così tanta forza e costanza alle parole, alla teoria della letteratura, che mai tanto come qui sembra essere teoria della vita.
E su tutto questo, dico che io i polpacci ignudi di Dustin Hoffman li riconoscerei tra mille!
postato da: padellara alle ore 01:29 | Permalink | commenti (2)
categoria:movies, caxxate, libbri, uita
giovedì, 25 gennaio 2007
sono gasatissima!
domenica ho il colloquio con quelli della casa editrice, che pare non abbiano molto tempo libero, il che fa supporre che siano oberati di lavoro.
ottimo! ho pensato. e sarei contentissima se mi prendessero con loro anche aggratisi
so benissimo che sta per arrivare la fase discendente durante la quale sarò sicura che non mi prenderanno, e mi parrà una cosa inevitabile, ma intanto domenica me la farò sotto per l'emossiooooooooooone!
certo, ora devo smaltire un po' della roba che mi hanno mandato in questi due giorni

aggiornamento: mi hanno detto che qui, nella parte meno evoluta della nazione, non vale la pena cercare quel tipo di lavoro, perché a essere sfruttati si finisce, e pretendono anche ringraziamento, o percentuale. che tristessa! addirittura mi è stato consigliato di chiedere a laterza, ma tanto vale chiedere a mondadori... però gli sono risultata molto simpatica, tanto che cercava di sistemarmi in ogni modo, anche se io gli avevo detto che tutto sommato qui sto bene, e che pensavo a una collaborazione. vabbè, pure loro mi stanno simpatici, lui un po' di più. e basta.

postato da: padellara alle ore 19:51 | Permalink | commenti
categoria:libbri, uita
venerdì, 22 settembre 2006

L'ho comprato perché c'era scritto su ibs che è il libro preferito di Serena Dandini, e oramai mi fido di lei. E poi era anche fra i reminders, non sottovalutiamo l'aspetto economico!

L'ho letto praticamente insieme a 'Versi satanici' e così ho fatto una bella indigestione di India, l'India vista da punti di vista molto diversi. Hanif Kureishi , come il protagonista di questo romanzo, è nato a Londra da padre pakistano e madre inglese. Non so fin dove arrivano i punti in comune con il suo personaggio, né molto mi interessa a dire il vero, perché sono convinta, come Brodskij, che l'opera debba essere considerata in maniera abbastanza disgiunta dalla vita. Cmq cresce in un ambiente ibrido, la cosiddetta prima generazione di emigranti, e si ritrova a non essere nè inglese nè pakistano. Ma l'inizio del romanzo non è così:

'Mi chiamo Karim Amir e sono un vero inglese, più o meno. La gente mi considera uno strano tipo di inglese, come se appartenessi a una nuova razza, dal momento che sono nato dall'incrocio di due vecchie culture. A me però non importa, sono inglese (non che la circostanza mi riempia d'orgoglio), vengo dalla periferia a sud di Londra e sto andando da qualche parte'.

Ok, questo è il riassunto del romanzo, che viene definito fino alla nausea un romanzo di formazione, cioé uno di quei romanzi in cui il protagonista affronta un viaggio spirituale e ne esce cambiato. Stavolta funziona.

Il padre del protagonista, sempre dedito al filosofeggiamento per diletto personale, a un certo punto diventa il guru di riccastri che cercano una guida spirituale (più che altro perché va di moda, l'epoca è a cavallo tra '60 e '70), e all'inizio pensavo che fosse lui il budda, e mi aspettavo un ulteriore sviluppo. Sono rimasta delusa, per fortuna, altrimenti sarebbe stato troppo simile a 'Versi satanici'. Ah, tra l'altro Kureishi e Rushdie sono amici, dicono. Poi non so se si vedono.

Insomma, questo ragazzo affronta la fine dell'adolescenza e l'inizio della giovinezza passando da un casino al'altro: c'è il divorzio dei genitori, lui che scopre il padre che tromba con un'altra, poi va a vivere con loro, ma non è quasi mai in casa. E' innamorato del figlio di questa, e il padre lo scopre mentre hanno un momento di intimità, con accentuata finta partecipazione dell'altro. Poi decide di diventare attore, dicono i critici perché una persona senza identità è portata ad assumere identità diverse ma ben definite per non impazzire: attori tutti, ricoverati in centro di igiene mentale! Cmq è una teoria che regge. E' così preso dall'idea di fare l'attore che nemmeno si accorge che lo ghettizzano anche e forse di più in quel mondo, e quando la sua amica/amante glielo fa notare, lui fa quasi spallucce, perché vuole fare l'attore. Intendiamoci, non è come vediamo nei film americani, che lui sogna e lotta per fare l'attore: le occasioni gli si presentano sempre piuttosto facilmente, ma lui accoglie tutto con molta freddezza, senza mai scomporsi più di tanto. Anche quando soffre per amore, quando si ritrova in situazioni scabrose e poco piacevoli, non si agita molto, ma riflette, analizza, separa, quasi seziona i fatti, filosofeggia anche lui come il padre insomma, ma di una filosofia nuova, che non si basa sulla cultura della madrepatria, ma sulla cultura ibrida che lo ha reso quello che è.

Qcn ha detto che i personaggi intorno a lui sono semplici macchiette che non hanno spessore, e che vengono utilizzate solo per mettere in mostra e far agire l'enorme ego del protagonista. Non lo so, forse questo si potrebbe dire di molti romanzi scritti in prima persona, di molti romanzi di formazione. A me invece non pare così, a me sembra che lui rimanga freddo nei confronti del mondo esterno perché il mondo esterno è freddo nei suoi confronti. I suoi spostamenti per il mondo seguono le promesse d'affetto che gli vengono fatte (questo l'ho letto, eh? io non ci avevo fatto caso), ma sono promesse che vengono puntualmente disattese, o forse semplicemente non corrispondono alla sua idea di come sarebbero dovute andare le cose. Quando va a New York da Charlie, quest'ultimo lo implora di restare, ma lui va via perché pensa che l'amico lo usi come riflesso/test del proprio successo. Ora dico, può essere, ma può anche essere che fosse invidioso, o che gli desse fastidio non essere al centro dell'attenzione. Ma lui questo non lo dice. Non so perché si ha sempre questa mania di fare psicologia spicciola, mettendo i testa alla gente cose che non ha mai avuto!

Insomma, il budda delle periferie è Karim, e nessun altro, e il percorso che segue è purtroppo, o per fortuna, dipende dai punti di vista, un percorso di isolamento, contro il quale non può fare niente, perché pare che sia la sua natura a non tollerare alcune cose, e lui non vuole (giustamente) reprimere la propria natura. il budda è così separato dai desideri carnali, dall'attaccamento alle cose e alle persone, ed è concentrato in e su se stesso.

'Così restai lì seduto, nel cuore di quella vecchia città che adoravo, e che stava a sua volta in fondo a una piccola isola. Ero circondato da persone che amavo e mi sentivo insieme felice e triste. Pensavo a che casino era stata la vita finora, e che non sarebbe andata sempre così'.

Questa è la fine del romanzo.

Il prossimo che prenderò di Kureishi sarà 'The Black Album', che si prospetta altrettanto interessante, se non di più. Le curiosità sull'autore e Bowie ognuno se le cerca di per sè, che devo andare.

postato da: padellara alle ore 17:41 | Permalink | commenti
categoria:libbri
giovedì, 31 agosto 2006

Questo invece è stato una bellissima sorpresa. L'ho comprato, come al solito, perché l'ho trovato in edizione economica, e anche perché ne avevo sentito parlare, certo, ma non mi era rimasto un ricordo preciso. In effetti, se ne parlava come di un giallo; ora, io capisco i meccanismi della pubblicità (sì, vi sgamo sempre...) ma parlarne come un giallo, quando si scopre chi è stato a metà libro, che neanche Faletti, mi sembra davvero esagerato.

Invece è un bellissimo romanzo che parla di un ragazzino di 15 anni, anzi di un ragazzo, che 15 anni sò tanti, che soffre della sindrome di Asperger, una forma più leggera dell'autismo di Dustin Hoffman in RAINMAN, per intenderci: infatti non gli piace essere toccato, e non comprende le espressioni sul viso della gente, e ancora di più si incavola quando si usano metafore, perché non ne capisce la necessità. E non gli do torto. Insomma, lui trova sto cane inforcato nel giardino della vicina, che tanto lei sa benissimo chi è stato, e decide di indagare, ma come al solito gli adulti rendono la vita difficile ai bambini. Va a finire a Londra, a trovare sua madre che era scomparsa un po' di tempo prima.

Vabbè, queste sono quisquiglie, direbbe Totò. Il bello del romanzo è che la narrazione è tutta in prima persona, e a parlare è ovviamente il ragazzo, Christopher, ed è fantastico. Dico, è fantastico per l'autore riuscire a reggere quel ritmo per tutte quelle pagine, e immedesimarsi a tal punto in un punto di vista così insolito. Lo dico a ragion veduta, perché mesi fa ci aevo provato anche io, dal basso del mio scalino scavato dentro il pozzo, ma non ne era venuto fuori granché, anche dopo sei mesi di lavoro.

Il discorso fila sempre in maniera logica, e i capitoli sono numerati con numeri primi, perché il ragazzo è un matematico in erba, e ci sono disegni per tutto il libro, c'è anche la spiegazione del teorema di Pitagora, per chi ne volesse approfittare.

ma la cosa più bella è la dolcezza di questo bambino, che non si arrende alle regole dei grandi (che di adulto hanno pochino, in verità), e va per la sua strada, con l'indagine sulla morte del cane, con quella sulla madre, col libro, con gli esami, un eroe insomma. Su IBS c'è una recensione che mi ha colpito: credo che qlk insegnante abbia fatto leggere il romanzo alla classe (BRAVA! ) e una bambina dice:

... forse questo mi è piaciuto del libro, il messaggio che chiunque con un po di buona volontà può riuscire nell'intento che sogna poter raggiungere... la mia interpretazione è questa...
e io sono contenta che nelle nuove generazioni ci sia qcn con un po' di sale in zucca.

Se a qcn potesse interessare, qui c'è un articolo, in inglese, che parla della sindrome di Asperger, che mi è piaciuto, e ve lo piazzo:

http://www.wired.com/wired/archive/9.12/aspergers_pr.html

postato da: padellara alle ore 19:48 | Permalink | commenti
categoria:libbri
giovedì, 31 agosto 2006

Questo romanzo me l'ha portato quest'estate mia sorella direttamente da perugia, nel senso che c'ha trascorso insieme il viaggio fino a casa, e io non so resistere all'offerta di un libro aggratis...

Mi era sembrato di sentirne parlare in uno dei forum che frequento, uno di quelli dove 'se ne intendono', e mi ci son messa. Ma sono rimasta delusa. L'ho trovato alquanto noioso, sia nella narrazione, che nelle vicende che si susseguono. I personaggi piatti e senza motivazioni reali, e poi, appena trovano qualcosa che potrebbe dare un po' di pepe alla storia, ecco che si girano dall'altra parte e infilano la prima porta che trovano: ma non si fa cosììììì!!!!!

Faccio la persona seria, finché miss Hyde non ritorna: uno eredita un botto di soldi, e decide di sperperarli, perché a fare il pompiere valoroso non gli passa più. così compra un macchinone e comincia a guidare per gli stati uniti, finché non incontra un giocatorello di poker proprio mentre sta per finire i soldi, e ovviamente li perde tutti. le persone che li hanno vinti, due altri straculoni che hanno sbancato una lotteria e sono un po' fuori, li tengono a lavorare nella loro tenuta finché non saranno ripagati del debito di gioco. E' una truffa, e il pokerista quando lo scopre fugge, ma poi viene pestato e scompare. Il protagonista fa amicizia col carceriere, ma muoiono tutti in un incidente in macchina, perché il carceriere si annoia ad ascoltare la musica classica.

Vi ho fatto un favore, così non lo comprate. Se l'avete già fatto magari riuscite ancora a riportarlo indietro. Alcuni passaggi sono veramente brutti, solo che bisogna credermi sulla prola, perché non mi metto a sfogliarlo pagina per pagina per essere creduta dopo aver scopiazzato qlk parola. Insomma, come al solito sono arrivata alla fine proprio per il desiderio di vedere dove si voleva andare a parare, e quando son tutti morti, mi son detta: ma fare il caropentiere, invece, sto Auster?

postato da: padellara alle ore 19:28 | Permalink | commenti (4)
categoria:libbri