martedì, 13 giugno 2006

Mi piace la trasmissione della Daria Bignardi, LE INVASIONI BARBARICHE. Lo so che è finita, ma l'ho trovata proprio ben fatta. Anche il mio Quore rimaneva sveglio. A un certo punto ho sentito parlare del film 'Le invasioni barbariche', e mica potevo starmene lì senza saperne niente di più, così l'ho guardato, a pezzi, che io lavoro. Ho finito di guardarlo ieri.

Mi sono innamorata di Alessandro Baricco, come tutte penso, quando ha scritto Oceanomare. Credo fosse impossibile non cadere in quella trappola, per quasi tutte le donne. Ho continuato a seguirlo in tutti questi anni, e alla fine, come molte, sono rimasta delusa. Ma ho insistito nel seguire i parti della sua mente. Mi piace anche l'idea di mettere su una scuola di scrittura 'seria', che dà anche i suoi frutti, che da qlk parte ho trovato un articolo su un 'diplomato'(?) che ha pubblicato il suo primo romanzo di successo. Poi mi hanno mostrato (vabbè, mi hanno linkato) la rubrica che tiene su La Repubblica, che credo si intitoli proprio I BARBARI. E ovviamente, da brava discepola, mi son messa a leggere. Prima è stata una sensazione di quelle striscianti, poi ne ho preso coscienza: mi annoiavo, leggendo quelle frasi. Però, mi dicevo, mi insegnerà qcs. Finché non sono arrivata alla sesta puntata, o forse alla settima, e mi sò proprio scocciata! Ho trovato pure qlk errore di battitura ( e voi direte, ma che sarà mai! e io dico, no cazzo! stai scrivendo sulla Repubblica, usa sto cacchio di correttore automatico almeno!) e molta inconcludenza, oltre a una parvenza di fretta. Vabbè che è a puntate, una riflessione a puntate, ma a me sembra più un blog sponsorizzato. Dalla Repubblica.  Anzi, sembrava quasi che qcn avesse cercato di imitare il suo stile, magari scrivendo l'articolo al posto suo, che si sa che baricco c'ha gli impegni.

Ieri mentre guardavo il film, e il vecchio stava morendo, la storia arriva al climax, e il figlio si avvicina, il malato dice: 'Ecco il principe dei barbari', ed ecco spiegato il senso del film. Che tra l'altro è un bellissimo film. Ed ecco spiegato pure dove abbia preso Baricco le idee che sta stracondendo nelle pagine del suo blog sponsorizzato.

Ecco, ora ci sono rimasta davvero male. A parte i riferimenti a quel Walter Benjamin, che ora ne parlano tutti*, l'idea che Alessandro porta avanti è stata presa (copiata no, va!) da un film di tre anni fa, e vien fatta passare come un'illuminazione quasi personale. Sono delusa, Alessandro caro, delusa quasi quanto lo ero dopo aver letto senza sangue (che era proprio anemico). Però sono più scocciata: ma è proprio necessario darsi tanto da fare per una cosa che neanche ti appassiona?

cmq la teoria è questa: la società tende a cristallizzare i propri meccanismi, finché non arriva il nuovo (il famoso nuovo che avanza) e li scardina, o li sovverte (a seconda dei gusti). Poi, in seguito i barbari vedono i propri meccanismi cristallizzare a loro volta. E' la vita. O è la storia. (Mììì, pure io so usare lo stile Baricco!) E vedono arrivare all'orizzonte i nuovi barbari, e sempre così, per l'eternità. E pare che questa epoca in cui ci trasciniamo sia quella in cui l'ordine sta per essere sovvertito dai nuovi barbari. Nel film il figlio ricco e manager, nella testa di Alessandro, boh.

Ecco, vi ho fatto il riassunto, chiamatemi bignamina. Cmq questo è il link del primo articolo: http://www.repubblica.it/2006/05/rubriche/i-barbari/capitolo-uno/capitolo-uno.html. ma leggetevi solo il primo, basta e avanza.

Per i nuovi barbari, secondo me bisogna andare da un'altra parte, e cioé qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/freekarmafood/index.html.

E poi, come non notare che baricco ha dimenticato i barbari per eccellenza?

 http://www.freeuniverse.it/abatantuono/discorso_attila.wav

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categoria:movies, libbri
lunedì, 12 giugno 2006

insomma, oggi è il 12 giugno, no dico, il 12! tra poco è il mio compleanno e io porto addosso vestiti invernali, perché fa freddo! e non è che sono freddolosa e tendo a esagerare, è che fa proprio freddo! che tristessa!

sabato mattina partiamo  per una vacanza, perché ormai le ferie sono state prenotate e assegnate, ma speriamo che il bel tempo arrivi davvero, sennò sarà un'altra vacanza da dimenticare, come quella a napoli: tre giorni ininterrotti di pioggia, e noi cucci cucci nel letto. che potevamo starcene a casa aggratis

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categoria:disperazione, maledizioni
martedì, 06 giugno 2006

E' normale che anche il mio papino, come tutti gli uomini, abbia la crisi di mezza età. Per fortuna, invece di comprarsi una macchina dentro la quale non entrerebbe (date le dimensioni della sua panza, dico), oppure di farsi un'amante, cambia look. Specificatamente se la prende con le estensioni del suo corpo. I capelli.

Due anni fa, un pomeriggio al mare, lo vedo davanti ai fornelli che si è appena fatto un caffè, e poi lo osservo mentre si gira lentamente: si era tagliati i baffi. Mio padre ha labbra inconsistenti, senza baffi e con la panza è ridicolo.

L'anno scorso, lo vediamo tornare dal lavoro con la crapa pelata: sono andato dal barbiere e abbiamo sperimentato un taglio nuovo. Bravo, soprattutto al barbiere: mio padre, panzuto, baffuto e rosso in faccia tutto l'anno, anche quando ha la febbre, per tutto il sole che prende sul lavoro, tu gli fai la crapa pelata, che è bianca, così sembra un cocomero che è metà maturo??

Quest'anno, non so perché, ho il timore di vederlo armeggiare con ceretta e striscioline...

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categoria:la famigghia
venerdì, 02 giugno 2006

Per quanto tempo le parole conservano nella memoria delle persone, nella memoria comune intendo, il proprio significato? E poi, siamo sicuri che tutti abbiano ben chiaro il significato comune delle parole? Sicuramente no, altrimenti non sarebbe così difficile capirsi.

Cmq il fatto è questo: ho letto IL SOPRAVVISSUTO, di Antonio Scurati. Bel libro. Se non fosse che mi suona, strano direi che è un libro con le palle. Nel senso che è uno di quelli che ha le idee chiare, che sa cosa dice, che lancia un messaggio con l'intenzione di farlo, e si pianta lì, a vedere l'effetto che fa, perché tanto lui è un libro, al massimo lo bruciano.

Appena ho cominciato a leggerlo, andavo in giro dicendo: - Mamma ragà, è intenso, sembra proprio na bella storia! - e intanto mi arrovellavo sulle varie ipotesi che potevano portare alla risoluzione del mistero. Sono stata fregata alla grande, perché non è un thriller (perciò non ho nessuno a cui prestarlo, mami che fine hai fatto??), ma un romanzo di indagine psicologica. Sia nella psiche del narratore che in quella dell'omicida. Ma anche un pò in quella degli altri personaggi. Insomma, fin dall'inizio siamo portati a pensare, inconsciamente, che a noi di questi che son stati uccisi da Vitaliano (che è un bel nome, trovo) non ce ne pò fregà de meno, perché se la so cercata, come i cattivi dei film. E qui entra in scena, subdola, la teoria e soprattutto la pratica della teoria di Scurati: siamo così tanto estraniati l'uno dall'altro, che il dolore solidale (se mai esiste qcs del genere) non si assimila nemmeno tramite un libro, ma solo attraverso la televisione: solo così una cosa ci appare reale. Come nel film con alberto sordi. E siamo così assorbiti dai meccanismi televisivi, che fino alla fine è naturale  per noi cercare il colpevole, e più difficile pensare AUTONOMAMENTE di trovarsi davanti a un romanzo introspettivo. Certo, se lo mettessero nelle varie recensioni, forse qcn se lo aspetterebbe. Anche se le recensioni fossero veramente varie, e non scopiazzate l'una dall'altra.

Cmq, quello che non mi è piaciuto non è questo, anzi, l'ho preso come una lezione che mi servirà in futuro, spero. Il mio problema nasce da un altro fatto. Ho sentito parlare di questo romanzo da un mio amichetto di chat, che fa il quarto superiore, e che ha dovuto leggerlo a scuola. Tutta la classe l'ha trovato noioso, anche perché (io penso) il linguaggio in cui è scritto è di molto al di sopra della media linguistica dei ragazzi di oggi: tradotto è che si stufano di leggere un romanzo in italiano con accanto il dizionario di italiano. Ma a me sembra più un romanzo per insegnanti, uno che un pò dice TRANQUILLI, NON SIETE SOLI, ci sono altri nella vostra condizione. Un romanzo che ricorda loro com edovrebbe essere un insegnate, e come non dovrebbe essere. Che li rassicura sul fatto che se cadono vittima di nevrosi, bè, è normale, è la società.

Il mio quesito è che effetto può avere un libro del genere sugli adolescenti, come il mio amichetto, che lo leggono a scuola. Non è un libro che fa sognare l'insegnante ideale, come L'ATTIMO FUGGENTE. Il professore protagonista predica bene e razzola male, sapendo di farlo. come si dice, mente sapendo di mentire. E così delude anche l'alunno prediletto, e i lettori. Toglie le speranze ai giovaniehm... ai giovanissimi (che io sono ancora nel fiore degli anni), perché è chiaro che un'insegnante modello, nella concezione dell'autore, non esisterà mai, o mai più. E anche quando alla fine il prof torna a scuola, perché bisogna cmq provarci, d'accordo, è un bel messaggio, ma io dico: cavolo, dopo centinaia di pagine di depressione, come si può pretendere che a un adolescente, che rimane per definizione impressionato dalle cose forti, rimanga nella memoria quella mezza paginetta di speranza rinsecchita al confronto della strage di uomini e sentimenti precedente? Io non voglio una generazione di depressi dopo di me. Già ce ne son tanti nella mia.

Cmq è un bellissimo libro. L'intensità di cui prima penso sia dovuta alla profonda indagazione dei sentimenti, qcn in una recensione ha scritto che scurati, prima di descrivere ogni cosa, ci ha riflettuto parecchio, e l'ha analizzata bene. Così si fa. E' stato come un balsamo per i neuroni del mio cervello.

La domanda cmq era un'altra: quanto a lungo sopravvive nella memoria di una peronsa un'idea? Un'idea che vi è stata portata da altri? Quanto a lungo, leggendo la parola sopravvivere, soravvissuto/i/a/e, penserò a questo romanzo? Insomma, quanto durerà sta prigionia?

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categoria:libbri