martedì, 30 maggio 2006
Allora, ci è venuta la felice idea di andarci a vedere il Codice da Vinci insieme alla coppia felice in manciuria. Lei già ci aveva avvisati settimana scorsa, che ci saremmo appostati anche noi, (spontaneamente, come al solito) davanti al cinema un'ora prima dell'inizio dello spettacolo, per non perdere i posti. Siccome nn avevamo niente da fare l'ho chiamata ieri pomeriggio, e già lì mi son pentita subito.
"Lo spettacolo comincia alle 10, perciò noi volevamo andare un pò prima per prendere i posti"
"Ok, allora a che ora?"
"Io penso che saremo lì per le 9,15!"
"Bè, non esageriamo. Diciamo che ci troviamo a casa mia alle 9,20, così finchè arriviamo piano piano si fanno già e mezza"
"Ah, vabbè, a più tardi." Con la vocina triste, chè a e 20 era tardi, caso mai nn c'erano più posti..., ma non finisce qui: " che poi a me già un po' mi rosica, che ci sono altri che se lo sono già visto al primo spettacolo e io invece ho dovuto aspettare all'ultimo, che sto sotto esame e devo studiare! Comunque, ci vediamo dopo"
mi butto sul divano, cercando di dare sfogo al dolore del mio cervello e della mia anima attraverso le lacrime, ma pure loro stanno così:  Whoa
Forrest nn dorme, per altre cose, e sta con gli occhi rossissimi e quasi chiusi già.
Durante il tragitto la Paperotta mi parla dei suoi capelli. Io vedo che Paperotto e Forrest discorrono normalmente, e li invidio, e mi trovo a risponderle sui capelli, ma lei nemmeno mi sente, e continua imperterrita per la sua strada. "I miei capelli", "Io", "I miei capelli"; "Io", etc etc. Quasi non me ne accorgo più ormai, ma mi tornerà in mente più tardi...
Cmq, arriviamo in manciuria a e 40, che Paperotto ha fatto ritardo (perché solo guardando i muratori a casa sua ha capito come si fa e si è improvvisato muratore (che mio padre mò che lo sente gli viene un infarto) e ha fatto qcs col cemento, nn so, nn ci ho fatto molta attenzione, ma cmq ora conosce il mestiere benissimo!!!). Ci avviciniamo al cartellone del cinema, e leggo con i miei occhietti mezzi cecati che l'ultimo spettacolo comincia alle 22,30. La guardo male già la prima volta, ma lei niente, e mi sorge il dubbio la prima volta. Ma è una vocina sottile, e nn ci faccio caso.
"Bè, allora andiamo a fari un giro" fanno loro.
"No" faccio io, "siamo qui, prendiamo i biglietti e POI andiamo a farci un giro."
Prendiamo i biglietti, che stavano per finire, e andiamo, che il Paperotto ci aveva fame (tanto x cambiare). Poi ci andiamo a mettere davanti all'entrata del cinema.
Abbiamo aspettato in piedi fino alle 11 per entrare, e per TUTTO il tempo abbiamo sentito ciarlare non solo lei, ma anche una nana che stava vicino a noi, che parlava come se fosse in un ospedale reparto nn perfettamente udenti.
In tutte queste chiacchiere ci ripete un paio di volte che i suoi posti preferiti sono in fondo a sinistra nella quarta fila più verso il centro.
Quando riusciamo a entrare si piazza sì verso il centro, ma nelle prime file. Mi sfiora di nuovo il dubbio.
Protestiamo e io vado a mettermi nelle ultime file, perché a cinema vuoto dopo un'ora e mezza di fila non mi va di sedermi dove si vede sfocato se il cinema è tutto vuoto. Lei non si alza. Anche Paperotto ci segue, noi tre siamo tutti nella stessa file, che poi a ben guardare è la quart'ultima in alto a sinistra (perciò la sua prifirita), e lei a malincuore si alza. Ma non ci raggiunge dalla parte della fila vuota, bensì fa spostare quello con la sclerosi multipla che sta nella poltrona vicinno a Paperotto. Ovvio che lui poi per ripagare l'ha abbordata e le ha rotto i coglioni per tutto il tempo, e ha fatto bene, io dico. A questo punto sono sicura: il dubbio non mi sfiorerà mai più, ora lo so con certezza: è stupida.
Mi sembra di uscire con i bambini, che gli devi insegnare come si fanno le cose. Sono stressata ormai quando sento "ci vediamo poi, ci sentiamo per stasera", perché so che, se anche all'inizio posso ridere un pò, poi cado in depressione. Mi sembra di sbattere la testa contro un muro di gomma dura: non mi faccio molto male, ma un pò sì. E sicuramente ne esco rimbambita.
Durante il viaggio di ritorno a un certo punto (quasi subito,a dire la verità, e ora che ci penso chissà da quanto tempo era preparata sta cosa) esce co sta storia che all'università si è andata a vedere un film scandalo. Noi due abbiamo capito subito, ci siamo attaccati all'ultimo rimasuglio del discorso precedente (che mò nn so più cos'era) e abbiamo cominciato a discutere animatamente, nella speranza di coinvolgerla e di farle dimenticare sta minchiata. Il risultato è che abbiamo coinvolto Paperotto. (Minchia, chissà di che parlavamo!) Dopo circa dieci minuti la discussione è morta, e però noi pensavamo di averla sfangata.
"Come vi stavo dicendo, questo film scandalo..."
Ecco, oltre alle lacrime della mia anima, c'è da aggiungere il maltrattamento della tecnica pubblicitaria: tipo quando la pubblicità ti presenta una cosa in un certo modo, così da suscitare in te curiosità o desiderio di quel prodotto? L'intenzione era quella, ma il cervello è piccolo: ha continuato a ripetere per 5 minuti che questo film scandalo SOLO LEI era riuscita a vederlo, perché SOLO LEI si era trovata a passare PER CASO dal cinema quella sera, e quanto era rimasta sconvolta LEI,  e che LEI  aveva consigliato vivamente alle sue amiche di andarlo a vedere, che un film così ti svelava verità nascoste e inimmaginabili. Alla fine, davanti a casa mia, anzi dopo 5 minuti che eravamo lì, ci ha detto che era un film sugli abusi che dei religiosi perpetravano in un orfanotrofio. Io volevo scendere, pure un pò delusa dalla bufala (minchia che scandalo, specialmente al giorno d'oggi!), ma lei ha bloccato forrest con un'altra minchiata che l'ha fatto impazzire: in quel film usavano I NOMI VERI!!!!
E lì lui a contraddirla, perché è contro la legge usare i nomi veri senza il consenso legale, e tu lo sai meglio di me che studi giurisprudenza, e a un certo punto lei fa: "No, caro, stai esulando! Ti dico solo una cosa e poi la chiudiamo qua." Nn mi ricordo che gli ha detto, ma so che non è finita lì, perché lui ha continuato a controbattere finché lei non si è arresa, e poi finalmente, mi è venuta un'idea  brillante: Ragà, devo andare a fare pipì, ciao!
tutto ciò ha avuto luogo ovviamente due settimane fa, il giorno dell'uscita del Codice, ma non volevo dimenticarlo. Visto che c'è la possibilità che la Paperotta mi mandi ai pazzi e mi facciano l'elettroshock...
 
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categoria:disperazione, i paperotti
giovedì, 25 maggio 2006

Ieri ho visto questo film. sono partita con dei preconcetti, come al solito, ed era anche abbastanza scontato: ne ho sentito parlare solo dai media italiani (giacché è in italia che vivo), e si raccontava solo di come i marines facessero festini nel deserto mentre noi si sapeva che stessero facendo la guerra. ma non è così.

E' stato un film doloroso, fino a un certo punto. Non fino a un certo punto del film, ma fino a un certo punto del dolore, nel senso che arriva fino lì, e tu sai che nella scala del dolore ci sono ancora molte tacche da percorrere, ma in quell'occasione quello è il massimo; ciò non vuol dire che non faccia male.

Persone sradicate, questo mi sembravano, e io sinceramente non so come possano essere davvero i militari fra loro, io che essendo donna non ho il permesso di entrare nemmeno nel posto di lavoro della mia metà. Cmq mi sembravano persone sradicate, o senza radici, che stanno lì a cercare di capire da che parte tira il vento. Perché se è vero che l'addestramento è preciso e dettagliato, è anche vero che l'anima non si addestra, e non se ne possono prevedere le mosse.

Triste è stato questo film, quando ho visto il protagonista dar di stomaco nel trovarsi in mezzo a cadaveri carbonizzati, ed essere sfiorato dall'intuizione che forse non c'era proprio un senso o una necessità impellente in quella guerra, e che forse non tutti i morti erano colpevoli, persone che vengono arse vive mentre cercano di uscire dalle auto.

Sono sicuramente rimasta perplessa nel notare che la parte dell'idiota è stata assegnata a un attore, che io non ho mai visto, ma che assomiglia di nuovo a una mia vecchia conoscenza, e mi viene il sospetto che forse dovrei comnicare a studiarmi un po' di fisiognomica: che se tuti quelli che somigliano a joshua gli fanno fare il tonto, qualche cosa dovrà pur voler dire, no?

Il secondo dei titoli di coda diceva: BASED ON THA NOVEL BY ANTHONY SWOFFORD, e lì ho capito che oggi avrei studiato. Insomma, questo film è una storia vera e neppure tanto romanzata. Anzi pare che il libro sia ancora più rude. Ma si sa che a volte la rudezza può celare la bellezza, e cercherò di avere al più presto questo libro. In lingua originale, che dopo lo scempio che ho scoperto del 'Ritratto di Dorian Grey', ho paura di ciò che posso trovare.

Adesso, a distanza di più di dieci anni, quest'uomo vede chiaramente tutta l'insensatezza e addirittura l'oscenità della guerra. Anche se ci campa sopra. Ma meglio saperlo da lui che da uno che in realtà non c'è stato. Sono informazioni di prima mano, e sicuramente elaboratedal tempo e dalla riflessione personale, invece che da un giornalista alla ricerca dello scoop.

Dopo essere tornato dalla guerra dice di aver vissuto i primi anni con la sensazione di avere una pistola puntata alla testa, e nessuno che gli dicesse cosa doveva fare, o meglio 'prendi le tue cose e andiamo' (è una delle battute del film). Angosciante. E angosciante è stato vedere tutti quei soldati che si esaltavano guardando film sulla guerra, e che odiavano davvero i vietcong, per esempio, anche se nn ce n'era motivo. Lo trovavano eccitante, come quando unno guarda una donna seminuda prima di farci l'amore, ha detto in un'intervista. Ma io lo trovo angosciante.

Cmq deve essere davvero un bel libro da leggere. A un certo punto, in quell'intervista, ce n'è un estratto: after we each take a few bites, I throw the pear, and when it lands, sand attaches to the moist fruit, like the memory to the soft parts of the brain. Questo lo trovo bello, e in questo non c'è la guerra.

Mi ha dato anche un'altra risposta, quell'intervista: io mi chiedo sempre il perché delle cose e delle azioni della gente, non ci posso fare niente, è così, sono fatta così. Anche dopo questa risposta continuerò a farlo, perché per me una risposta non è mai decisiva. Parlando dei suoi studenti di primo anno, matricole senza esperienza, dice che devono accettare per prima cosa il fatto che, per quanto possano essere bravi, non troveranno mai le risposte a tutto, perché these things we call answers are temporary and totaally contingent. E vabbè.

postato da: padellara alle ore 16:55 | Permalink | commenti
categoria:movies
giovedì, 18 maggio 2006

1 About a girl - Nirvana: le canzoni dei Nirvana le ascoltavamo nei primi due anni di università, che bei ricordi!

2 Loser - Beck; questa non riesco a toglierla, mi piace troppo, è quasi ipnotica.

3 The Baby - Morgan; bella!!

4 Drain you - Nirvana

5 Smell like teen spirits - Nirvana

6 Come as you are - Nirvana

7 Angie - Rolling Stones: questa è così languida...

8 Lithium - Nirvana

9 The reason - Hoobastank: questa è dolcissima, e io ho un debole per le canzoni così sdolcinate!

10 Pennyroyal tea - Nirvana

11 Heart shaped box - nirvana

12 All apologies - Nirvana

13 Polly - Nirvana

14 Single - Danny Losito: questa mi fa ridere, e poi il ritmo mi piace tanto!

15 The man who sold the world - Nirvana

16 Life is a flower - Ace of base; questa è perfetta quando c'è il sole e si va in moto.

17 When the going gets tough - Billy Ocean: anche questa mi fa ridere...

18 Turn your lights down low - Lauryn Hill & Bob Marley: l'espressività di lauryn hill non ha paragoni secondo me...

19 Memories - from Cats: un classico!

20 I'm in the mood for love - Charlie Parker

21 La donna cannone - De Gregori: onirica

22 I sing the body electric - from Fame: adoro i musical, e questo è stato uno dei primi che ho amato.

23 The way - Fastball: mi piace, racconta una storia.

24 California dreaming - The eagles: un classico!

25 Killing me softly - Fugees

26 I will follow him - from Sister act

27 Basket case - Green day: mi piace un sacco l'inizio con la chitarra!

28 Constant craving - K. D. Lang: anche di questa mi piace la languidezza!

29 Ex factor - Lauryn Hill: questa è la mia preferita, ho la passione per le storie d'amore disperate.

30 Can't take my eyes off of you - Lauryn Hill: e questa è stata la colonna sonora di tante mieicolpi di fulmine...

31 Ready or not - Lauryn Hill

32 Rain - Madonna: non ci posso fare niente, questa comncio automaticamente a cantarla appena inizia a piovere!

33 Solitude - Nina Simone, Ella Fitzgerald, Billy Holiday: bella!

34 Smoke gets in your eyes - Platters: un classico!  nella casa che affittiamo al mare c'è un lp con questa canzone, ma gracchia ormai...

35 It must have been love - Roxette: un classico!

36 Just dropped in (to see my condition was in) - Kenny Rogers and the First Edition- The big Lebowsky OST: questa mi dà una carica...

37 Mama told me not to come - Tom Jones: questa mi fa ridere

38 Sex bomb - Tom Jones

39 So happy together - The turtles: una delle nostre canzoni...

40 Searchin' my soul - Vonda shepard: anche questa mi dà la carica!

postato da: padellara alle ore 13:23 | Permalink | commenti
categoria:nel lettore mp3
mercoledì, 17 maggio 2006

Sabato sera a casa mia cucino io. I miei escono e io cucino per la mia dolce metà. E per me ovviamente.

Cmq il punto è un altro. nell'attesa che la mia metà mi raggiungesse in modo da farmi sentire completa, e anche da mettere giù la pasta in modo da non mangiarla scotta, mi son messa a guardare la tivvì del sabato sera. Sono incappata nella presentazione di un libro (anche se adesso va di moda dire marketta, con la k), scritto da non so chi e sinceramente nemmeno mi ricordo chi stesse facendo l'intervista (la marketta). Per forza, non è quello il punto.

Alla domanda: di cosa parla il suo libro? è stato risposto 'PARLA DI DOLORE'.

Ho cominciato a pensare, perché di sabato sera, dopo il pranziale brodino predomenicale, la fame fa brutti scherzi, e mi sono accorta che è difficile trovare libri, romanzi, saggi, libri insomma, scritti da autori italiani, che parlino di gioia. Tutti parlano di dolore; in varie forme magari, ma sempre di dolore. E quell'uomo, l'autore di 'sto romanzo, aveva un modo particolare di dire 'DOLORE': storceva le labbra, e di conseguenza tutte le rughe che, partendo da lì intorno, imprigionavano tutto il viso, e quasi amplificava in questo modo la sensazione, e l'espressione del dolore di cui stava parlando.

Allora mi son detta che magari libri che parlano di gioia ne esistono, e che è solo che io non li ho mai sentiti nominare. Può essere, ma il fatto che io non li abbia sentiti nominare, io che sono una lettrice media, non vorrà mica dire che bisoga licenziare quelli che lavorano al marketing?

Qualcuno ha detto recentemente da qualche parte che l'espressione letteraria di un popolo è l'espressione del suo stato d'animo. Non so chi è stato, quando una cosa non mi colpisce particolarmente, la ricordo a metà. Ma a questo punto, è lecito pensare che siamo un popolo di doloranti? di addolorati? di dolorosi?

Mi ricordo che quando ero piccola e stavo cominciando a sognare di fare la scrittrice da grande, sognavo di riuscire, dopo anni di studi di teoria della letteratura e cose così, a scrivere un romanzo dove accadevano solo cose belle. Finchè non incappai in un manuale di scrittura dove la prima regola riportata era: creare difficoltà per interessare il lettore. E il mondo mi crollò addosso, perchè così il mio sogno non aveva più senso.

Adesso, poi, che ho scoperto che noi italiani siamo un popolo di dolorosi doloranti addolorati, ho perso ogni speranza. anche se avevo già deciso di non diventare la più grande scrittrice italiana della mia generazione. preferisco bacchettare gli altri!

Una richiesta per gli scrittori che stanno portando a compimento la più grande opera dramatica del secolo: prendetevi sto cazzo di antidolorifico e toglietevi dai coglioni!

postato da: padellara alle ore 18:20 | Permalink | commenti
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sabato, 13 maggio 2006

chissà che mi passava per la testa quando ho scelto il nome di questo blog. nel senso che davvero non ne ricordo più il motivo. è senza dubbio un dato di fatto che io non sia brava nei calcoli. cioè, ho acquisito negli ultimi tre anni una abilità pratica che mi permette di risparmiare e di non sbagliare nemmeno di un centesimo quando faccio i versamenti in posta, ma se penso ai calcoli che ho fatto nella mia vita, i calcoli che ognuno si fa per adattare il proprio comportamento ai sogni e alle situazioni, be', sono proprio un caso disperato.

la matematica non è un'opinione, questo è un assunto che ho assimilato profondamente durante cinque lunghi anni di liceo scientifico. ma non so perché, nella mia matematica personale, le opinioni rovinano l'equilibrio, e deformano non tanto i risultati, quanto i processi che portano ad essi. così mi trovo a lottare contro fattori fantasiosi e imprevedibili che vengono a rompermi le uova nel paniere. e poi quasi mi sogghigno da sola davanti alla specchio, quando quella là mi dice: surprise!

ora non so perché stian venendo fuori tutte ste cose, che in realtà le cose non vanno poi così male. ma ci sono giorni che sei nervosa, senza un motivo preciso, che guardi la tv e senti le lacrime che pungono le palpebre inferiori, e stuzzichi gli altri in modo da provocar la lite e avere un motivo per farle venir fuori, quelle lacrime.

credo comunque che la soluzione sia una sola: devo cambiare la lampadina di questa stanza: questa fa troppa poca luce, e io mi deprimo. e questo non fa bene alla mia pelle.

postato da: padellara alle ore 14:24 | Permalink | commenti
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venerdì, 05 maggio 2006

La scorsa estate ho letto 'Essere e avere' di Fromm. Uno di quei libri che ti cambiano la prospettiva delle cose. Una cosa che non succede molto spesso. Per fortuna, direi: cambiare prospettiva ogni giorno deve essere alquanto stancante. Comunque mi ha raccontato come noi siamo legati alle cose, ma non solo perché siamo intrisi di capitalismo e meccanismo di possesso, ma perché proprio il nostro sistema di vita, e più propriamente di linguaggio, è basato sul possesso. L'esempio che mi piaceva tanto parlava di due poeti, uno inglese, che vedeva un fiore e per godere della sua bellezza lo coglieva (e lo possedeva); uno orientale, che per godere del fiore lo contemplava. Ok, senza dubbio il secondo modo è molto più romantico, e forse anche questo contribuisce a farmi tendere verso quella prospettiva. Però tutta questa smania di possesso che noi abbiamo nei confronti delle cose io la trovo a dir poco arrogante. Anzi, neanche a dir poco, direi proprio 'esattamente'. Precisamente arrogante. E io odio l'arroganza.

E' davvero un bel discorso, ma io non sono immune dal desiderio del possesso, e sta cosa mi manda ai pazzi! accumulo cose, libri, film, che non ho il tempo di vedere e leggere, perché sono impegnata ad accumulare. Mi odio quando ci penso. e non è che mi sto un pò sulle balle, è proprio insofferenza! Be, d'altronde se mi odiassi davvero avrei problemi più gravi. Accumulo pensieri, citazioni, e soprattutto accumulo giornate, che scorrono come l'acqua nel lavandino. Il tempo non torna indietro, ma a volte sarebbe bello andasse più lentamente. Sembra banale, lo so, ma mettiamola così:

IL              TEMPO          NON               TORNA              INDIETRO.

Così è più chiaro, colpisce di più. Me.

postato da: padellara alle ore 23:30 | Permalink | commenti
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giovedì, 04 maggio 2006

Non so perché, ma pare che oggi sia una giornata importante: dopo circa tre settimane di inattività, i miei blog preferiti hanno ripreso vita, c'è fermento in giro, anche le nuvole hanno ricominciato a spremersi. Forse anch'io dovrei dire qualcosa, ma per adesso il mio problema principale è: cosa regaliamo a mia cugina domani? Perciò niente riflessioni profonde, neanche oggi. Mentre tutti si danno da fare, io modestamente mi giro i pollici: il mio nuovo lavoro è in una sistuazione che dire stagnante è eufemistico, quello vecchio uguale. Ho il pomeriggio libero, ma niente da fare.

Ecco, magari un pò di sano sesso...

postato da: padellara alle ore 14:48 | Permalink | commenti
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mercoledì, 03 maggio 2006
Quest'anno a natale non festeggio. Se ora che è maggio sembra marzo, che mentre ti godi il sole, va bene aprire saggiamente l'ombrello, che qualche goccia già vien giù, mi pare logico festeggiare il natale a febbraio. Così anche il carnevale slitta ad aprile, e magari se mi vesto da brasiliana non ho bisogno di metter su la calzamaglia per non morire di freddo.
postato da: padellara alle ore 14:39 | Permalink | commenti
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lunedì, 01 maggio 2006

Dopo 4 giorni di pioggia incessante e una mattinata di diluvio, finalmente è venuto fuori il sole. è stato un sole come quello che si vede alla fine del fim, quando dopo tante avventure tutto finisce, i protagonisti si baciano, e/o si tolgono il fango dai vestiti, ed esce il sole: caldo, accecante, e una leggera brezza che ti scompiglia i capelli. con un sole così ti viene voglia.

in effetti io un progetto l'ho cominciato, e tanti altri ce ne sono che mi si affacciano alla mente, e spingono nelle dita, ma alla soglia di un evento importante così (che non è il sole che sbuca dalle nuvole, ma il mio cambiamento di lavoro), uno ci pensa un attimo a iniziare concretamente progetti a cui tiene, per poi lasciarli a metà per mancanza di tempo.

può darsi che sia semplicemente pigrizia, e non ci sarebbe nulla di nuovo. ma magari è buon senso. se è così offro da bere.

postato da: padellara alle ore 14:31 | Permalink | commenti (3)
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